La partecipazione tradita

20.01.2013 19:48

Il 2013 è stato intitolato dallUnione Europea come Anno europeo dei cittadini , con il duplice obiettivo di promuovere la conoscenza dei diritti legati alla cittadinanza europea e di stimolare il dialogo tra i diversi livelli di governo, la società civile e il mondo delle imprese per individuare quale sia, da qui al 2020, lEuropa auspicata dai cittadini in termini di diritti, di politiche e di governance.

Lattenzione delle istituzioni europee ai cittadini, per quanto necessariamente simbolica in iniziative di questo tipo, ci è di stimolo per riflettere su come, a livello internazionale, il rapporto tra governi e cittadini stia mutando fortemente fino a portare, in molti paesi, allinaugurazione di un nuovo modo di intendere il concetto e lo status di cittadinanza(1). E questo sta accadendo come risultato dell'interazione tra due approcci distinti ma altamente complementari:

  • il primo approccio è legato al modello dellopen government e dell’open data, per cui nella relazione con i cittadini si adotta una logica di accountability, traducibile nella volontà e nella capacità di render conto dellattività svolta. Su Wikipedia lopen government viene così definito: Con lespressione open government - letteralmente governo aperto - si intende un nuovo concetto di governance a livello centrale e locale, basato su modelli, strumenti e tecnologie che consentono alle amministrazioni di essere aperte e trasparenti nei confronti dei cittadini. In particolare l'open government prevede che tutte le attività dei governi e delle amministrazioni dello stato debbano essere aperte e disponibili al fine di favorire azioni efficaci e garantire un controllo pubblico sulloperato. In questo modello i diritti di cittadinanza vengono arricchiti dalla possibilità, resa concreta nelle pratiche di amministrazione, di seguire e controllare le attività che riguardano e interessano (2) i cittadini stessi;
  • il secondo approccio è legato alle funzionalità stesse della pubblica amministrazione, messe sempre più in discussione dalla drammmatica riduzione delle risorse disponibili. Già nel 2008 scriveva lOECD: Governments alone cannot deal with complex global and domestic challenges, such as climate change or soaring obesity levels. They face hard trade-offs, such as responding to rising demands for better quality public services despite tight budgets. They need to work with their own citizens and other stakeholders to find solutions(3). Nella sostanza è quello che noi abbiamo scritto molte volte, con altre parole: i governi di tutto il mondo si trovano a dover fare di più spendendo di meno e possono riuscirci solo con laiuto dei cittadini.

In quest'ottica leGovernment è stata una promessa mancata. Come scrive Francesca Di Donato: Si tratta di un vero e proprio fallimento strategico: i servizi offerti non rispondono ai bisogni e agli interessi reali degli utenti; gli sforzi per includere chi è a rischio di esclusione sono insufficienti; sussistono barriere tecniche che limitano lusabilità dei siti(4). Alla base di questo fallimento cè stato lerrore di considerare i destinatari dei servizi, i cittadini, come semplici utenti. Un errore che il nuovo approccio non intende ripetere, coinvolgendo perciò i cittadini in tutte le fasi che descrivono il processo di erogazione dei servizi. Per questo finalmente si parla di crowdsourcing e di co-design dei servizi (5).

Quelli brevemente tracciati, sono dunque due approcci che, partendo da necessità apparentemente diverse, finiscono per ridefinire, arricchendolo, il rapporto governo-cittadini, introducendo nuove forme di collaborazione e partecipazione: il cittadino ha la possibilità, come mai era successo prima dora, di intervenire ed essere parte attiva nella gestione della cosa pubblica.

Se queste sono le tendenze registrabili a livello internazionale, purtroppo in Italia, per ora, siamo prevalentemente fermi allo stadio delle buone intenzioni, salvo alcune esperienze nel campo degli open data e alcune notevoli iniziative nate dal basso come quelle portate avanti dallassociazione Openpolis, in particolare con i progetti Openparlamento e OpenMunicipio.

In questo momento promuovere la cittadinanza attiva, come abbiamo detto, non è solo un'azione virtuosa dellamministrazione, ma è anche e soprattutto una necessità, laddove lobiettivo è rendere più efficace lazione pubblica.
Per questo dovremmo approfittare dellAnno dei Cittadini europei promosso dalle istituzioni dell'Unione, per portare allattenzione dellattuale dibattito politico i temi della cittadinanza attiva.

Per quanto ci riguarda partiremo da qui per indagare, come sempre ci piace fare, forme, approcci e pratiche di questo elemento  che è diventato ormai un must dei modelli di amministrazione emergenti e che spesso viene tirato dentro discorsi politici, dichiarazioni di intenti e programmi d'azione senza sufficiente cognizione di causa e con forte rischio di "depotenziamento" della sua portata (per dei versi) rivoluzionaria.

Questo percorso ci porterà  al prossimo FORUM PA, a Roma dal 28 al 30 maggio 2013,  in occasione del quale abbiamo indetto una Giornata dedicata alla Cittadinanza Attiva, con iniziative e momenti di incontro e di confronto dedicati agli operatori ma anche agli stessi cittadini. Una giornata che metta insieme istituzioni e cittadini in una logica di ascolto reciproco, improntata su quei principi di trasparenza, partecipazione e collaborazione a cui si ispirano gran parte dei governi e che dovrebbero essere elementi fondativi della politica del prossimo governo italiano. 


Fonte:Forum PA.a cura di Armando D'Auria

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